“Anna” di Niccolò Ammaniti – Una recensione

imagesBuona sera a tutti gli amici del gruppo di lettura!

Giovedì 28 aprile ci siamo trovati per parlare di “Anna”, un romanzo che ci ha condotti nella Sicilia del 2020 creata dalla mente di Niccolò Ammaniti.
L’isola è stata devastata da un virus chiamato “la Rossa”, il quale ha sterminato la popolazione adulta e risparmiato solo gli abitanti di giovanissima età.
Anna è la protagonista della storia, una bambina forte e disperata che trascorre le proprie giornate nel reperimento di cibo per sè e per il fratellino, aspettando il momento migliore per lasciare l’isola e navigare verso la speranza di una nuova vita nel continente.

L’opera si evolve sostanzialmente in tre atti: nel primo veniamo a conoscenza dello stato post-apocalittico in cui versa l’intera regione, le sue cause, le sue conseguenze e la storia della morte dei genitori di Anna; la seconda parte ci mostra uno scorcio della società costituita dai bambini siciliani, ormai selvaggi, fatta di violenza, superstizione e sopraffazione del prossimo; infine, la fase de “lo Stretto” vede Anna trovare e perdere l’amore nella corsa verso la possibile salvezza in Calabria.  Scrivo “possibile”, poichè il finale rimane insoluto e non permette di conoscere le sorti di Anna e del fratellino Astor.

Fin dall’inizio della serata abbiamo scoperto di avere una visione comune del libro.
I personaggi sono poco sinceri, le tematiche vengono solo sfiorate e quasi mai approfondite, il messaggio di fondo rimane nebuloso e non ci ha colpito nè intellettualmente nè emotivamente. L’autore sembra voler esprimere un’idea che non riesce a trasmettere in maniera efficace e il finale aperto lascia un ulteriore senso di incompiutezza dell’opera.
La storia non è certo originale, dal momento che si inserisce nel filone narrativo del post-apocalittico, ma il vero problema che molti di noi hanno riscontrato è che sembra essere debitrice di troppi elementi narrativi nei confronti di altre opere dello stesso genere: da “La strada” di Cormac McCarthy, passando da “Il Signore delle mosche” di William Golding, per arrivare a “L’ombra dello scorpione” di Stephen King.

Ammaniti si riconferma comunque uno scrittore davvero pregevole per la sua capacità narrativa, donando alla lettura del libro una scorrevolezza per niente scontata.

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