“La Strada”, commento ad un capolavoro

Cormac McCarthy ha dato alla luce un’opera, senza dubbio, innovativa. Scritto in modo magistrale, questo libro rappresenta uno dei più interessanti spunti di riflessione nella letteratura americana contemporanea.

Il lettore si ritrova catapultato in mondo che non gli appartiene e non gli apparterrà mai con lo scorrere della lettura. Pagina dopo pagina la speranza di entrare in sintonia con uno dei protagonisti, di condividere con lui le emozioni e la vita del romanzo viene disattesa. Non sapremo mai chi siano i personaggi; forse padre e figlio, sempre che non si tratti di un padre putativo o adottivo (data la difficile situazione in cui si trovano i protagonisti).

Non sappiamo nulla del mondo. Non sappiamo cosa sia successo. Sappiamo solo che è tutto grigio e che c’è molta cenere. Uno scenario apocalittico, di desolazione e di trasformazione dal vecchio mondo (quello in cui ancora oggi viviamo) e quello nuovo (che è solo nel nostro immaginario e ci fa paura). Cormac ci risparmia la noia e la monotonia dell’ennesima descrizione di una pirotecnica fine del mondo. Siamo dopo la catastrofe, siamo nell’anarchia del bisogno di sopravvivere.

Assenza di colori, di profumi e sensazioni. Le descrizioni ridotte al minimo e i dialoghi quasi inesistenti. Verrebbe quasi da dire che si ha tra le mani un libro che non esiste, perché è andato troppo oltre il consentito dagli schemi comuni della letteratura.

Eppure il lettore non può non provare ad immaginare il protagonista più piccolo, anche se non ci sono descrizioni che ci possano aiutare. Il personaggio adulto, il padre, è una presenza, nulla più. Una presenza che morirà ma rimarrà presente nel racconto attraverso le parole del figlio.

Gli “altri” oltre a far paura sono anche cattivi e perversi. Forse, semplicemente, hanno riscoperto l’unico modo di sopravvivere nel mondo: il caro vecchio e sempre attuale mors tua vita mea. Una società ben organizzata e con regole di convivenza ben esplicite si contrappone con tutte le sue forze a questa concezione naturale della vita. Quando la società viene a mancare, però, si è costretti a tornare alla dura realtà naturale.

Dalla prima all’ultima pagina si convive con il dubbio, ci si pone un’infinità di domande e si creano numerose supposizioni. Fino alla fine… quando ci si accorgerà di non avere il lusso di ricevere alcuna risposta.

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