Essere sulla strada

Modo di dire per significare che una persona è stata espulsa da un contesto in cui viveva. E sottolineo in cui viveva per meglio comprendere l’atto di espulsione violento, improvviso, proditorio che scaraventa la persona sulla strada, vale a dire in un luogo che non ha inizio e fine, una striscia di terreno arido, brullo, inabitabile e mutabile a seconda del territorio in cui è inserito. Da quel momento nel nuovo ambiente di vita si può incontrare chiunque: assassini, animali, tenebre, sciacalli, umani che possono essere compagni di ventura o di sventura, deboli o forti. La strada di McCarthy è tutto questo e più altro. E’ un sentiero antico come il mondo che porta al mare, alla vita. Ma anche alla morte, purché sia una fine terrena di chi ha raggiunto un obiettivo alto, come la salvezza di chi è vicino e con cui si è vissuto un tratto significativo di strada verso il mare, cioè la vita.
E’ anche una metafora del cambiamento improvviso, totale, devastante. E qui ritorna “essere sulla strada” come nuova condizione che si sceglie o si è costretti a scegliere per capire se stessi e il mondo che ci circonda. E i compagni di viaggio sono compagni di strada, raccattati, consolati, protetti, portati in salvo. E poi morire.

 

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