Erri de Luca: alla scoperta di uno scrittore italiano che dovrebbe scoprire l’orginalità

Erri de Luca è un personaggio complesso nel suo insieme: uomo politico, scrittore, giornalista… e forse nessuno dei tre. La scrittura non è stata la sua attenzione principale sin dalla sua giovane età; ha avuto un passato da rivoluzionario ed è uno scrittore odierno a volte giudicato per il suo passato, forse in modo ingiusto. Parlando di lui solo ed esclusivamente come scrittore ci si rende conto di quelle che sono le sue caratteristiche: la poetica della sua prosa (ben più alta di quella della sua poesia) e il tema (tanto amato e ripetuto) della solitudine che nasce dall’incomprensione. La sua scrittura sa essere anche umoristica e va a pescare a piene mani nella cultura popolare, soprattutto quella partenopea. Il suo linguaggio è piacevolmente metaforico e a volte struggente. le pubblicazioni sono più che altro fascicoli di episodi e non veri e propri libri

Fanno bene i critici a giudicarlo non solo come scrittore? D’altronde la sua letteratura non brilla certo per originalità e molti, forse, preferiscono pescare nel suo personale piuttosto che avventurarsi nella sua produzione letteraria.

Aceto e arcobaleno” non è una delle sue prime opere, eppure stranamente è ben più acerbo rispetto a quanto scritto precedentemente.

Non ora non qui” è stato scritto nel 1989, è un ipotetico dialogo con la madre e racconta della sua infanzia. Ha uno stile piacevole per il lettore, gli argomenti trattati sono vicini alla realtà di chi oggi legge le sue pagine. Una letteratura che trae spunto dalla biografia dell’autore. La credibilità dell’opera è dovuta proprio al fatto che sia autobiografica e quindi facilmente comprensibile al pubblico. Il libro però sembra essere scritto quasi a favore dello scrittore stesso che tramite il racconto sembra volersi convincere di non aver vissuto in vano sino ad ora. Il disagio adolescenziale, in parte ereditato anche dalla madre, riesce a trovare compiutezza con il compimento dei suoi primi 40 anni. De Luca è un nostalgico e nei suoi scritti troviamo un gusto amaro per le possibilità perse che la vita sempre propone.

Il peso della farfalla” è la storia di un cacciatore in lotta con sé stesso e la sua natura. Il libro prende spunto dalla ricerca che ognuno di noi svolge nella propria vita; la lotta individuale contro la vita stessa e la parabola discendente che ogni essere umano deve subire. Nella narrazione troviamo una conoscenza molto approfondita dello scrittore del mondo della montagna (che rimane comunque aneddotica e non sembra essere di vera vita vissuta); con un descrizione perfetta permette al lettore di essere introdotto nello scenario cinematografico del racconto, aiutandolo a vedere tutto ciò che veniva descritto a parole. Il libro presenta però il punto debole di non offrire livelli di lettura più profondo rispetto a quello del racconto stesso. La solitudine è uno dei temi più importanti di questo libro: come se bastasse un nulla per poter toccare il fondo e non riuscire più a rialzarsi. La solitudine è la caratteristica sia del camoscio sia del cacciatore: potrebbe essere anche un aspetto positivo per poter avere una spinta nel fare cose nuove. Belle le metafore ma la profondità è davvero molto carente.

Tre cavalli” e “Storia di Irene” sono due libri molto diversi fra loro. Tre cavalli è un racconto molto scorrevole di un amore difficile e di un’amicizia coinvolgente e travagliata. In Storia di Irene non troviamo una lettura scorrevole, fatta da quadri segmentati; racconta la storia una giovane che diventa madre di delfini; storia presa e rivista dal mondo greco classico.

Tu, mio” è un bel racconto d’amore ma la voglia di vendetta del protagonista butta un’ombra di violenza che forse è ingiustificato. L’energia non guidata può trasformarsi in una violenza pericolosa per la società. Un po’ alla Fight Club, forse.

In alto a sinistra“. I racconti sembrano segnare un po’ la progressione degli eventi della vita dello scrittore. Dall’adolescente che si confronta con gli animali dello zoo e adora rintanarsi in questo luogo per non dover affrontare il mondo reale. Dal problema dell’edilizia nella zona di Napoli, quasi uno sconforto nel vedere il valore del lavoro così deprezzato da un punto di vista sociale. Un aspetto comune di alcuni racconti è la rassegnazione nei confronti della società e della vita stessa che a volte non ci permette di trovare una via d’uscita. Anche qui si trova una sorta di rabbia latente nel protagonista/scrittore. Anche i racconti con il padre entrano in questa antologia, un rapporto difficile che lascia un’eredità importante rappresentata dai libri lasciati dal padre. Il libro presenta una grande ricchezza di temi e un linguaggio accessibile ma non banale, quasi classiche.

La natura esposta” sono due storie parallele, un espediente letterario già ben navigato in un contento più internazionale. Il difficile rapporto tra uno scrittore che non viene accettato dalla società in cui vive. La seconda storia è quella che dà il titolo all’opera. Una storia piacevole in cui si può ritrovare un’eco di natura michelangiolesca. Anche in quest’altro sforzo letterario di De Luca torna l’idea della solitudine, nata forse dalla mancanza di personalità del protagonista. La scrittura di questo libro non delinea molto bene i personaggi e a volte vengono saltate delle spiegazioni utili per delineare maggiormente gli eventi e i personaggi stessi.Una mancanza è anche la carenza descrittiva del tessuto sociale.

In  nome della madre“. prendendo come spunto la storia di Maria e dell’Immacolata concezione. L’autore tenta di ricostruire la società tribale dell’epoca; si immagina cosa la giovane donna possa aver vissuto nella società dell’epoca. Il difficile rapporto con Giuseppe e la necessità di spiegarsi e di capire. Lo stile di scrittura è molto semplice. La forza di De Luca è quella di aver bisogno di poche parole per poter creare una visione complessiva della situazione complicata  della vicenda; nel libro si possono trovare apici molto poetici. La storia non è ben risolta. Lo scrittore sembra non avere spirito critico, prende e riporta una storia come quella evangelica; la storia manca di coraggio; sembra che lo spirito rivoluzionario di Erri De Luca in questo ambito si siano di molto assopito.

Il giorno prima della felicità riesce a combinare bene la vita di Napoli con la difficoltà dell’adolescenza del protagonista.

I pesci non chiudono gli occhi pecca di originalità. Lo stile semplice di Erri De Luca stride con la voglia di inserire frasi auliche prese (forse) dalle sue letture personali. Qui più che in altri libri evidenzia la sua mancanza di capacità di andare in profondità.

Il contrario di uno è un’antologia di racconti. Il contrario di uno è due.

L’aspetto oscuro di Erri de Luca è l’ispirazione. Da dove trae le sue ispirazioni? Sembra essere un lettore avido, che adora riscrivere ciò che ha già letto. Nei suoi minestroni a volte parla di pregiudizi che appartengono al pubblico e non fa nulla per dare la giusta direzione, forse perché la sua cultura non lo permette?

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