“Furore” di John Steinbeck

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Una lettura piacevole, soprattutto per il metodo di scrittura e per la sua attualità; anche se la descrizione a volte maniacale può renderlo forse un po’ ostico.

L’aspetto straordinario di questo libro è la differenza tra i capitoli dispari e quelli pari: i dispari sono una sorta di vulgata di testi sociologici e filosofici. Interessante il capitolo 11 soprattutto per il confronto tra il lavoro meccanico e il lavoro artigianale. La questione sulle differenze sociali che si aggravano per colpa della meccanizzazione estremamente attuale; inoltre è un riferimento innegabile alle teorie di Max Weber e Wright Mills che hanno teorizzato l’estrema razionalizzazione in base al progresso tecnologico. L’estrema razionalizzazione ha distrutto l’umanità, la burocrazia passa sopra qualsiasi aspetto umano.

“Gli uomini si muovo sotto la spinta di due forze: la paura e la rabbia”. Steinbeck aggiunge a questa teoria sociologica anche l’amore: per la terra, per la madre, per determinati valori; il libro non è una semplice critica alla società americana (per esempio l’uso delle armi, che ancora oggi è attuale) e ai valori che la animano ma è anche un ritratto perfetto e preciso del mondo americano; in quella che non è una storia inventata ma uno spaccato realistico del nuovo mondo.

Ciò che colpisce è che la descrizione di Steinbeck nei confronti della sua America non è il solito ritratto della terra delle possibilità ma di un luogo estremamente umano e reale.
johnsteinbeckLa filosofia del pragmatismo americano è ben descritta, in modo molto più diretto rispetto a quanto si possa leggere in un saggio di filosofia. A volte, soprattutto nellaseconda parte, alcuni capitoli sono un po’ ripetitivi.

La lettura può indurre nel lettore una sorta di ansia per lo svolgimento della storia. Steinbeck riesce a non far nascere in noi delle aspettative sulla storia ma la viviamo, la sentiamo nostra, e siamo portati a vivere ciò che leggiamo. Ci si chiede quale sia il motivo che abbia spinto Steinbeck a presentarci una famiglia che decide di non ribellarsi; molto scompaiono, sembrano dissolversi nella Natura. La mancanza di lotta per i propri sogni e ideali può portare ad un certo malessere nel lettore. Non si può non considerare un fattore tragico: non c’è nessuno contro cui ribellarsi; una banca non è una persona fisica è un ente astratto; non essendo nessuno rappresenta comunque gli interessi di qualcuno.

Gli uomini mangiavano ciò che non avevano coltivato, non avevano legami con il loro pane. La terra partoriva sotto il ferro, e sotto il ferro a poco a poco moriva, perché non era stata amata né odiata, non aveva attratto preghiere né maledizioni

La grettezza umana che porta a rubare e vessare i bisogni ricorda la grettezza umana descritta in “Cecità” di Samarago. Tra i personaggi quello della madre, la guida della famiglia allo sbando, è uno dei più interessanti. Un aspetto quasi da incubo è l’elemento della pioggia; che è una presenza con un forte significato ed è distruttiva. Il libro ha la struttura quasi di un’epopea biblica di pellegrinaggio di povera gente; che è schiacciata dagli avvenimenti e da un destino che faranno molta fatica a cambiare. Il tema delle migrazioni è ancora attuale e rendono il libro un romanzo che si possa leggere oggi pensando al nostro quotidiano. Il finale del racconto pur essendo drammatico non perde il barlume di speranza.

Questo libro è memoria. Un mezzo unico e prezioso per vivere un segmento di Storia che ormai non possiamo ricordare perché non l’abbiamo direttamente vissuto ma fa parte di noi.

*La recensione nasce dai commento della seduta del 23 gennaio 2018.

 

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