“Il Maestro e Margherita” di M. Bulgakov

img_1220L’opera più delle altre dello scrittore è complessa. Oltre al romanzo dentro il romanzo, troviamo tre livelli di lettura: il romanzo, la religione e la trasposizione nel quotidiano.

L’opera è estremamente critica e teatrale, i personaggi sono molto coloriti e arrivano al grottesco. Il romanzo ha avuto diverse riscritture. Il libro parla del mito, che in qualsiasi parte del mondo viene sempre legato alla religiosità. Attraverso la figura del maestro, Bulgakov rappresenta un Cristo molto umano, una persona buona che reputa tutti buoni e pensa al bene di ciascuno. Il Cristo si rivela subito e pratico nei confronti di Pilato, che si rivela essere insoddisfatto della sua vita e ha come unico vero amico il suo cane. Tutti i personaggi del racconto del Maestro sono estremamente umani.

La fantasia è molto interessante. Un aspetto unico dell’opera che lo avvicina al mondo onirico della fantasia di Walt Disney.

Nella traduzione i cognomi vengono semplicemente trascritti. Bulgakov dà molta attenzione ai cognomi, che hanno un significato. In alcune versioni solo “Sgominaratti” è stato tradotto. Molti cognomi invece non sono stati tradotti forse per il loro aspetto quasi da insulto. La traduzione purtroppo è molto debole e tralascia molti aspetti tipici della cultura russa.

Nella sua opera, Bulgakov si è ispirato alla cultura generale. Ha letto e studiato molto e praticato ricerche sul Bene e Male. Il racconto tratta anche il difficile tema attuale del femminicidio: donne belle e sfregiate.

Uno dei temi importanti è quello degli appartamenti. Si tratta di una vera e propria tragedia vissuta dal popolo russo in quell’epoca in cui si espropriavano le grandi dimore nobili e si dividevano tra più persone; che si trovavano a vivere in condizioni dove la vita privata non veniva mai rispettata. La corruzione degli amministratori permetteva una vita migliore e più agiata.

Un aspetto interessante è dato dalla mimosa rosa: quella originale, non quella acacia dai fiori gialli che chiamiamo mimosa. Questo amore rappresenta l’amore fedele e nel linguaggio dei fiori rappresenta la fedeltà totale. Secondo la nobile arte dell’ikebana.

La figura di Margherita è affascinante. A volte addirittura angosciante nelle sue trasformazioni e nella scelta della rappresentazione del ballo. È il personaggio che ha conosciuto il vero amore è che per questo è pronta a tutto; anche a darsi e vendersi al diavolo.

Tutti i personaggi sono descritti nel loro aspetto e hanno nome e cognome. Il Maestro invece non ha neanche un nome, è semplicemente il Maestro, colui che può insegnare.

Siamo di fronte ad un romanzo? Forse no. È tutto un gioco di rimandi culturali, di personaggi reali, di personaggi mitologici e di figure che da sempre fanno parte del nostro DNA culturale. Un autoritratto della cultura dell’autore. Ecco perché la comprensione ha bisogno di una chiave di lettura approfondita e culturalmente approfondita.

Margherita, nel linguaggio dei fiori è la Verità. La Verità può amare gli altri o contempla e ama in primis sé stessa? Il romanzo-autobiografico pone tante domande a cui è difficile dare una risposta. Viene da chiederselo: un romanzo? Un’autobiografia culturale? O forse un rebus?

Una certezza: è un’opera d’Arte.

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